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Un libro inchesta di Carlucci e Caruso sul potere della ‘ndrangheta

Quegli appalti di Milano controllati dalle cosche

di PIERO COLAPRICO - in la Repubblica, del 1 ottobre 2009



C’è il racconto che arriva dal mondo dell’edilizia: «Quando capita che un appalto per il cinema multisala venga vinto da una ditta non calabrese, ecco che si attuano metodi spicci e violenti per cacciarli via. A occuparsene sono delle presunte guardie giurate e gli "intrusi" lasciano a gambe levate il cantiere. Meglio non avere problemi». È un libro un po’ vecchio stile, questo A Milano comanda la ‘Ndrangheta, scritto da Davide Carlucci e Giuseppe Caruso (Ponte alle Grazie, 14 euro). Non ci sono troppi primi piani di criminali e detective, né racconti "dall’interno" delle cosche. C’è invece il lungo, puntiglioso esame dello "stato delle cosche" attraverso inchieste, processi, arresti. Con qualche accenno a fattacci di trent’anni fa, ma con tantissimi episodi contemporanei. Come l’epopea infelice do Rocco Cristello, che sulla carta d’identità aveva scritto "imprenditore" e a marzo dell’anno scorso viene ammazzato a Verano Brianza, centrato da un fucile a pompa: anche lui trafficava con cantieri e appalti, e ci si può fare molto male. Per gli autori di questo saggio è istruttivo anche lo scontro tra Antonio Di Pietro e Letizia Moratti, in una puntata di Annozero. L’ex pm, in possesso di buone informazioni giudiziarie, spiegò come ai gangster bastava «cambiare i cartelli sui furgoni» per continuare a lavorare nei sub-appalti. «Queste sono cose che a Milano non succedono» aveva protestato il sindaco. Ma si sbagliava. È stata smentita da un’intercettazione: «Sui camion della ditta P&P si che fai? Schiaffaci due targhette Locatelli», dice un gangster intercettato.
Se si sente un po’ la mancanza di un indice dei nomi, i capitoli scorrono veloci e aiutano chi voglia capire di più di questa potente organizzazione criminale. Si va dalla cocaina all’Ortomercato al traffico dei rifiuti tossici. Nel suo insieme, il volume impedisce a chiunque sia onesto di dire «a Milano non ci sono problemi con la mafia». Sono le potenti ’ndrine calabresi, ormai al comando di tutta la malavita che «sa stare in strada», a non voler dare problemi agli amministratori: ma "se" volessero, potrebbero farlo, ed è evidente.
C’è un piccolo retroscena per comprendere come questo "fenomeno ’ndrangheta",pur non inedito, sia sempre più d’attualità (nel mondo). Ad agosto è passato da Milano l’pilota della Raf, ex giornalista della Bbc e celebre scrittore di spy-story Frederick Forsyth. Ha pranzato dalle parti del palazzo di giustizia con un bravo poliziotto, ex capo della Narcotici. E s’è fatto portare in giro proprio tra Corsico e Buccinasco, due delle "location" del suo nuovo romanzo,in cui anche l’autore de Il giorno dello sciacallo e Dossier Odessa si occuperà dei "manager calibro 9" nati in Aspromonte. E proprio a Buccinasco sono dedicate alvune pagine istruttive del saggio di carlucci e Caruso, che è andato a scavare nel "contenzioso" che ha opposto una ditta di movimento terra, capitanata dai Barbaro, cognome celebre nelle storie della mala, all’amministrazione comunale. Con corredo di piccoli attentati, imprenditori lombardi terrorizzati, amministratori locali molto in imbarazzo.
E poi, con qualche sorpresa, in queste pagine ecco comparire quella che era stata al massimo un’ipotesi romanzesca: un’alleanza tra clan calabresi e gang cinesi. Incarnata da un imprenditore cinese, Song Zichai, legato ai gangster nostrani. Era lui che mandava i poco socievoli calabresi a esigere gli affitti degli spazi per venditori all’ingrosso, appena costruiti alle porte di Milano. Ovviamente, qualche politico colluso sembra esserci. Ma non è stata data alcuna autorizzazione a procedere, anzi il sostituto procuratore che indagava è stato rimproverato: era troppo «pervicace» nel volr tenere aperta l’indagine.
 


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